Spolverando vecchie carte…

Spolverando vecchie carte ho trovato un po’ di testi che mi ero riproposto di riportare in forma digitale.. fosse anche soltanto per non perderli definitivamente con la sparizione del loro naturale supporto cartaceo 🙂
Sorrido constatando che la buona intenzione aveva inziato a concretizzarsi (ma per poco) qualcosa come otto anni fa e che i testi vanno indietro di ulteriori anni 🙂
(…Chissà stavolta come andrà a finire XD )

Per ora ho iniziato riportando sul blog quei contenuti che già avevo già trascritto su file, ma non erano più accessibili da sei mesi (e me ne accorgo solo ora) perché nei vari aggiornamenti del sito quelle vecchissime pagine ormai non funzionavano più.
Trovate quindi raccolto nella categoria “vecchi testi” quanto via via andrò a recuperare.

Spero che vi faccia piacere leggere queste cose, come ne fa a me… ci sono sensazioni e pensieri che non conoscono età e che sono felice di condividere 🙂
Che tenerezza però mi fa rileggere certi passaggi!!! Enjoy!!

Sagome

Un filo d’oro, laggiù
a separare il giorno dal buio,
ciò che so da quel che non vedo…
I monti,
azzurre e attraenti
sagome di luce laggiù,
i monti cerco ora, e nel cercar
mi accosto un po’
per meglio contemplar tanta bellezza.

Strano, a volte, nascere di idee
da quel che accade,
quell’attimo aprire un varco in ciò che senti
e in quell’istante dargli nome e forma…
Forse così…
Forse così il pensiero
che talvolta non solo non giova esser vicini
ma pure accrescer pare gli ostacoli frapposti
al punto che quel che prima almeno si scorgeva
ora neppure ad intendere si presta.

…Forse perché anche nella vita
ciò che t’è davanti sempre più grande sembra
di quel che t’è distante…

Giovani, paura e fiducia

I giovani hanno paura. Sono insicuri. Lo si sente, oh, se lo si sente!
I mass media li martellano con mille messaggi, con mille modelli falsi di realtà.
Ma quale realtà?
Si trasmettono obiettivi e valori che sono fittizi, che non esistono e non portano a nulla se non al vuoto e alla disperata ricerca dell’aria, delle cose che veramente servono per vivere.
Non tutti le trovano. Non tutti si rendono conto che esistono, che è possibile vivere in modo differente, star bene dentro, essere felici con se stessi e con gli altri.
Si ha paura perché BISOGNA vincere, perché chi perde non è più considerato, non esiste più.
Ma allora chiunque altro è in competizione con me. Chiunque altro mi può mettere fuori gioco, mi può battere. Non mi posso fidare…
E’ così che funziona?
Ma siamo davvero convinti che sia proprio l’unico modo, l’unica chance che abbiamo?
No, non è né l’unica né la migliore. Certamente non è quella che ci rende felici, quella sulla cui base si può fondare una vita, quella per cui vale la pena rischiare di perdere tutto, di aver sbagliato tutto dall’inizio.
Perché si fa fatica, è vero, a cercare la relazione. Si fa fatica a leggersi dentro, a scorrere con gli occhi della pazienza queste rune incise dentro che non si riesce proprio a decifrare. Ci si sfinisce nel limare quello che di noi è storto, sbavato, abbruttito. Forse a volte si preferisce restare come ammassi di ferro rugginoso invasi dalla polvere mai smossa della propria indifferenza, ma questo non rende felici.
La fatica a volte sì, perché quello che si ottiene lo si riesce a riconoscere come frutto del proprio impegno, come qualcosa di desiderato e di cercato a lungo, qualcosa che ha la dimensione della propria interiorità, qualcosa che si sente realmente vero.
Perché allora non cercare di crescere nell’ascolto di sé, nella capacità di vedere che gli avvenimenti hanno in noi risonanza, ci interpellano perché vivi e presenti alla realtà che ci circonda? Perché non riconoscere che se si riesce a non fuggire da quello che ci vive dentro, ma se ne prende coscienza e lo si condivide, allora non solo noi riusciamo ad essere più sereni e sicuri, ma anche la vita degli altri migliora?
Si vorrebbe fidarsi solo di chi si fida di noi, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare! Il rischio è di quelli che bisogna correre perché il vantaggio che ne deriva è molto, molto più grande. Non avrei neppure paura di non riuscire.
Se non importa vincere a tutti i costi ma imparare ad arrivare alla propria meta come persone migliori, allora posso accettare anche di non riuscirci e continuare a tentare, a sbagliare e a riprovare finché non ci arriverò.
E quando ci arriverò, non ci arriverò da solo!

Neve inattesa

La neve
lieve
a solcare i pensieri,
cristalli di effimero nulla
a sciogliersi sul viso
sul palmo di una mano
aperta,
calore e freddo
sfiorarsi in un istante
e annichilirsi in un’emozione,
in una goccia di gioia mai sopita.
Sento il calore di un abbraccio,
il desiderio di un cantuccio accogliente
e abbracciati sbirciare
la morbida luce oltre ai vetri appannati,
i batuffoli di stelle posarsi quale candida coltre
e cancellare ogni cosa
ogni sussulto
ogni cosa…

La luce della luna soltanto,
nel silenzio,
solcare il grigiore del cielo,
posarsi tenue
carezzare linee morbide e goffe,
pastelli di bianco e di grigio perlato…
E poi al mattino
splendore di sole e di luce

Ma forse l’uomo deve…

L’impellenza ora di scrivere,
di gettare quest’ancora nel mare infuriato
quasi potesse placarne lo slancio,
mutarne il fragore in quiete e silenzio…
Un gioco di perle
le attese dentro al giorno che nasce
e che muore la sera nella risacca
di ciò che -vissuto-
ritorna a te cantando.

A volte invece
lasciare liberi gli ormeggi,
ché la vita ti porti lontano
e tu di nuovo a cercare,
capire chi sei e dove vai,

con dentro una certezza –
il mondo che richiudi ai tuoi confini
ha sempre un respiro più grande
e impaziente ti attira
ad un altro essere
te stesso.

Lacrime di vetro
dalla coda spezzata,
arcobaleni di gioia
in tutto il cielo,
non importa:
il desiderio che ascolto
sa parlarmi di me
com’io non so fare.
Eppure…Dove
la barriera, il limite,
la distanza che ci trattiene
al di qua di noi stessi?

Da dove
questo vuoto dentro,
quasi nulla rimasto vi fosse
da dire “ecco, io sono”
o speranze
o sogni
o pur solo attese,
qualcosa che ancora faccia tremare,
un brivido di presenza e volontà?

Cos’è che ci muove,
che ci porta a non spegnere
questo fuoco sopito?
Ma infiammato arde dentro,
-e sempre vorrei lo facesse!-
arde nella rabbia di andare,
di dare senso, risposte, nomi
ad ogni vuoto che ci spaventa
ad ogni stanco attendere
ad ogni doloroso fallimento,
nello scegliere e rinunciare,
nel perdere e nel trovare…

A volte vedo il mondo
pieno di persone simili
che temono e sperano
di esser diverse.
A volte vedo il mondo
invaso di solitudini,
di chi non sa o non può
far parte con nessuno
del fardello del proprio sentire.

Questo cuore stretto
vorrebbe abbracciarli tutti,
vorrebbe poter comunicare
condividere e donare
ben al di là del grigio sopravvivere!
Ma forse a volte l’uomo deve
restar solo con se stesso
per amare ancor di più
il dono dell’altrui esistenza…

Volersi bene è anche questo

Nuvole dense in cielo, stasera.
Nuvole dense come accade spesso in questi giorni, eppure la luna faceva capolino nelle fessure, debole chiarore poi attenuato nuovamente in quel vapore color cenere.
E’ incredibile quanto non mi assomigli in questo momento il cielo!
Forse è perché quando vedo le nuvole sento il cielo, quando sento la pioggia vedo il sole, ma a me tutto questo grigio che sembra dover seppellire le nostre esistenze sotto tanti enormi quanto ipotetici problemi fa venire voglia di reagire, di vivere con forza, di scrollarmi di dosso i sensi di fallimento, di incapacità, di debolezza! Non perché i problemi non esistano, quanto perché in questi momenti mi vien proprio voglia di lottare fino alla fine, di metterci tutto quello che posso metterci, e se riesco anche di più, per dimostrare che la vita va oltre, che è più grande e più forte di ogni ostacolo e di ogni paura che ci si possa parare avanti.
Ma la vita… la vita è qui, la viviamo dentro di noi, fuori di noi, tra noi!
Non è altrove, non è in ciò che si vede, in tutti quei vuoti simulacri che tanto ci vengono agitati davanti, quasi a dire “Voi non siete nulla in confronto!”, come se fossero davvero realtà…
Non è nella televisione, in tanto vuoto luccichio, non è negli idoli della moda, della musica o di qualsiasi altra disciplina. Non è nei soldi, nei miliardi facili che si vincono con qualche risposta azzeccata o con tre numeri scarabocchiati su una schedina.
Che vita è mai quella? Un’attesa di qualcosa che, se mai arriva, ti può scardinare ogni cosa da sotto i piedi perché ti mette nelle condizioni di crederti superiore agli altri e di non averne più bisogno, di esserne indipendente in tutto? A cosa finiresti per rinunciare se accadesse?
Mi viene soltanto in mente un bambino che ha trovato il barattolo della cioccolata che era nascosto: sarebbe questa la situazione? Mi fa un po’ pena vedere quanto si sia attaccati a queste illusioni, nella falsa certezza che basti avere per star bene, che basti apparire per essere felici.
Ma chi ce lo dice?
Qualcuno forse crede realmente a questo, fino al profondo del proprio essere?
Dentro non c’è forse sempre quello stridore inconfessato, quell’incrinatura che non ci lascia sereni, quel dubbio che non vogliamo mai affrontare e chiarire? Il dubbio che forse davvero ci importa solo di quel che sta “dentro”, di ciò che solo la comunicazione vera e il cammino interiore può portare a riconoscere e a gustare, in sé prima di tutto, poi anche negli altri, sebbene i due momenti non si manifestino necessariamente in tempi tra loro distinti oppure ordinati in un qualche modo.
Ciò di cui mi vado convincendo è che tutto ciò che vediamo, sentiamo, facciamo, pensiamo.. tutto questo ci faccia diventare ciò che saremo e siamo, ci cambi cioè in qualche modo. Dal mio punto di vista la televisione è particolarmente subdola in questo, dal momento che sembra qualcosa che non ci può coinvolgere, qualcosa che non ci scalfirà neppure se lo volesse. E se non mi può far male, beh, allora sì la posso guardare quanto voglio!! Ma ben altra cosa è ciò che ci tocca fisicamente da ciò che ci entra nella coscienza e nel pensiero. Non è affatto vero che ciò che non fa male al corpo non fa male alla persona… Anzi! Forse è vero il viceversa, dato che il nostro sentire in qualche modo molto tangibile influenza la nostra salute, la nostra forza, la nostra energia.
Impariamo allora a volerci più bene, a scegliere con cura ciò che vediamo, ciò che leggiamo ed ascoltiamo, perché non ci nutriamo solo del cibo che mangiamo, ma di tutto quello con cui entriamo in relazione!

Miglio verde

Alcune frasi tratte qua e là dal film “Il miglio verde”…
Forse non le ho scelte perché sono importanti, quanto piuttosto perché hanno avuto una risonanza maggiore e le ho ricordate meglio…

“Vorrei avere un amico che mi dicesse
da dove vengo,
dove vado
e perché”

“E’ troppo il male che sento…
il male che gli uomini fanno
è come schegge di vetro
che si conficcano qui,
nella testa,
in ogni istante,
in ogni momento”

“Le ha uccise perché si amavano,
perché si volevano bene”

(“se fai rumore..sai cosa faccio a tua sorella, vero?!”)

-“Che cosa sono quelle cicatrici?
Chi ti ha fatto tutto quel male?”
-“Non lo so, non ricordo nulla…”

“Sono riuscito a rimediare!”

“Li ho puniti, tutti e due!”

Ma esiste la pura malvagità? Sì, è il diavolo.
Ma come persona, come può esistere? E’ la malvagità a generare malvagità, come amore genera amore; solo che l’amore risana, il male corrompe.
La cattiveria nasce dalle ferite delle persone, non è nella natura, è una “reazione allergica” al troppo male, a ciò che non si riesce a sublimare in bene e che punge e strazia dentro.
Ma la cattiveria può soltanto coprire il buono che c’è, non lo può assorbire. Il viceversa però è vero!
E allora quale diritto, quale senso c’è nel punire qualcuno uccidendolo? Non muore forse anche una parte di noi in questo?
Così si afferma che no si è riusciti a salvare nulla di quella persona, nemmeno il suo corpo. Non basta rendere inoffensivo, attutire, lenire…Bisognerebbe aiutare a cambiare, a riconciliarsi con la vita e con gli altri…
Ma come ci si è provato? Forse che un processo, quando anche non sia sommario, può far breccia nel cuore di chi ha sbagliato (se ha sbagliato), forse che questa prospettiva infantile della legge del taglione riuscirà mai a riportare alla superficie della sua coscienza il senso e il valore di ciò che di buono gli vive dentro?
E’ così facile decidere come dev’essere qualcuno, giudicarlo colpevole (o diverso, cambia qualcosa?) e sentirsi a posto?
Cosa significa, che senso ha ascoltare, entrare in comunicazione, accogliere ed accettare qualcuno? Qualcuno ha mai provato ad avvicinare “disarmato” chi mostra i denti, chi fa la faccia dura e cattiva, mentre forse chiede solo affetto?
Forse sono miracoli, ma sono possibili!
Mi chiedo anche come aiuta le persone a cambiare il “nostro” sistema carcerario, che alternative e che possibilità dà loro… rinchiusi a rassegnarsi o a covar rabbia… bel modo!
Ma non ho risposta neppure ad una di queste domande…

Aquiloni

In un sussulto di coscienza
a volte un’immagine ti attraversa lo sguardo,
una sensazione che conosci e non comprendi..

Che sia delusione questa,
o sola solitudine
o pianto soltanto?
Forse eco di mai vissute gioie
che invano ancora
chiedono di esistere…

Ma perché avvilirsi per quel che non sa d’esistere?
Perché star male in questo modo?
Silenziose passano in me le ore
trascorse a dimenticare ciò che vivo
ciò che sento e non voglio creder mio.
So che lasciar crescere forse non dovrei
la pianta che a volte sento strapparmi il cuore.
Una cosa sola mi chiedo:
è giusto amare ogni persona così?
Perché qualcuno mi sfiora
e pur così mi scuote
al limite di me stesso
tanto da farmi paura?
Cristallo sono in fondo –
a risuonare e talvolta a perdersi
nell’armonia dei riflessi…

Non così accade con chi non mi ricambia
con chi mi fa soffrire un poco
e poi come sempre mi ignora:
ma che dire ora?
Che dire quando la vita tua
sembra
un campo incolto di fieno
e il solo tuo compagno
il vento sui capelli arruffati?
Gioisco e soffro,
con le lacrime sorridendo
accompagno il volo
di chi mi era accanto

Labbra di carta e balsa lassù
sono un angolo di cielo…