Viva la rete, abbasso la TV

Ok.. io alla TV in generale (e al gossip travestito da TV in special modo) sono particolarmente allergico, per cui forse non sono la persona più indicata per parlarne.. però anche sull’onda isterica dello switch-off al digitale terrestre mi sono posto tante domande..

Certo, ogni tanto mi capita mio malgrado di vederla per un po’ e mi chiedo se ci prendono per stupidi, o se pensano davvero che prima o poi, insistendo, lo diventeremo!?

Ma non è per spirito di “bastian contrario” che lo dico, quanto perché ho sempre detestato e temuto il meccanismo di assuefazione che la televisione induce nel telespettatore.
E anche per molto altro, che ora vi vado a spiegare..

Perché ho via via preso coscienza che il tempo che dedico al piccolo schermo è tempo rubato alle cose cui tengo, a cose che valgono molto di più.

Perché penso che per avere un’opinione personale su un fatto o una situazione occorra conoscerla, e che per conoscerla occorra averne esperienza diretta o, se impraticabile, avere notizie vere, complete ed attendibili su di essa.. e ritengo che in questo momento storico la televisione non ne sia capace.

Perché so che le scelte che faccio si basano sulle opinioni che ho e su ciò in cui credo; senza idee e senza cose in cui credere ogni scelta equivarrebbe a giocare a dadi, ad una resa incondizionata al caso..
Peggio ancora sarebbe avere opinioni non nostre e fiducia mal riposta, e scoprire che scelte fatte dando credito ad idee apparentemente innocue ma diffuse sono state cattive scelte, come infide le idee che ne sono state movente.
E ancora peggio se per una qualche sventura ciò fosse stato fatto da molte persone che con leggerezza avessero agito concordemente, ritenendo ciascuna di fare la scelta migliore per sé, senza capire che quasi sempre un bene facile e immediato è solo un’illusione, seguita inevitabilmente da un male duraturo e di più difficile soluzione.

E’ chiaro che una persona è costretta ad informarsi quando non può avere esperienza diretta di qualcosa. L’Informazione in senso lato a questo dovrebbe servire, per farci comprendere e permetterci di conoscere i fatti, e quindi formare una nostra opinione su di essi.

Ok, e la TV? Non fa informazione?

Direi di sì. Ma il problema è che non fa SOLO informazione. A volte si fa prendere la mano e fa opinione. Crea modelli, instilla idee, desideri, emozioni. Sfrutta a vantaggio proprio e “degli sponsor” la reazione che gli spettatori hanno di fronte a quanto trasmesso. Sempre più autoreferenziale, si ciba della curiosità e della dipendenza di chi ne fa uso, perché da questa curiosità e da questa dipendenza può trarne profitto, su un piano meramente commerciale (audience, sponsor, prodotti e marketing, etc..) sia su un piano ben più delicato e meno vigilato, che è quello delle idee e delle emozioni.

E’ vero che grazie alla televisione il mondo è più piccolo e lungi da me il demonizzare uno strumento in senso assoluto: si badi bene, quello che contesto è l’uso dello strumento, non lo strumento stesso!

Però vorrei soffermarmi, e con questo portarvi a riflettere, sull’enorme potere che ha quella “scatola”. Evidentemente esagero quando dico che “rende stupidi” ma, andando oltre alla battuta, quale verità ci fa vedere la TV? Chi ci garantisce che quanto ci viene proposto non sia un modo per orientare i nostri pensieri, un modo per proporci già così dei modelli tra cui scegliere, ben sapendo che è molto più facile scegliere un modello tra vari già noti piuttosto che crearsene uno proprio? Dovrebbe garantirlo la pluralità, il fatto di poter ascoltare più voci e più pensieri diversi, a cui attribuire più o meno credito in base alla sensibilità e alle conoscenze di ciascuno.

E allora perché si urla contro chi dice qualcosa di diverso? Perché si mette all’indice chi non la pensa come gli altri, chi ritiene di avere il diritto di esprimere il proprio punto di vista ed è ugualmente pronto ad ascoltare e ad accettarne di diversi dal proprio, senza che per forza si debba arrivare ad uno scontro e un’idea prevalga sull’altra? Questa sarebbe pluralità, ed è questa che vedo sempre meno.

Facciamo dunque finta per un attimo, in un “esperimento mentale”, che qualcuno abbia modo di usare a suo piacimento il canale televisivo su una vasta percentuale di una popolazione..

Facilmente potrà “attrarre” la quota più debole e manovrabile delle persone e far loro credere quello che ha interesse che credano. Non dovrà farlo in modo plateale, ma sottile e pervasivo, così che pochi se ne accorgano.

Naturalmente il fatto di avere un vasto pubblico permetterà di amplificare ciò che si vuole rendere più marcato e smorzare quanto non si vuole venga notato, dando l’impressione (ma a volte basta davvero poco per farsi un’opinione) che la verità più credibile sia rappresentata da ciò che viene ripetuto il maggior numero di volte.

In questo contesto chi pensa con la propria testa si troverà arrovellato nel dubbio, si sentirà isolato e sarà spinto a convincersi di non contare nulla e di nulla poter fare per cambiare le cose, tanto da rassegnarsi infine al non agire, per stanchezza o per protesta..

Questo però a sua volta amplificherà il “peso” sociale e politico della fascia di persone suggestionabili e quindi, in ultima analisi, di chi a queste persone ha trasmesso notizie, idee ed opinioni, perlopiù quasi senza che costoro se ne avvedessero..

Appare evidente come non si tratterebbe di una condizione propriamente “democratica”..  Se il mezzo televisivo fosse usato in modo inappropriato, per agire sulla base stessa della formazione delle opinioni e quindi del consenso, il rischio sarebbe grosso per le istituzioni e soprattutto per i cittadini.

Spero che questo non si avveri mai, ma al tempo stesso mi rendo conto sempre più di un fatto: il tacere di chi pur comprendendo non dice e il non fare di chi pur potendo agire aspetta sono dannosi alla libertà di tutti almeno tanto quanto lo sono gli atteggiamenti di chi acriticamente e incoscientemente assume come proprie le idee di altri.

Nel caso di internet credo che questo rischio sia comunque presente, ma in modo diverso: per via della sua natura reticolare e distribuita, internet è un aggregatore di informazioni eterogenee e di diversa provenienza, difficili se non impossibili da pilotare. Può accadere semmai l’opposto, che cioè si scriva tutto e il contrario di tutto per creare confusione: l’opposto dell’informazione è il caos!

Ciò che internet deve temere sono i tentativi di renderla “moderata” e centralistica, di sottometterne impropriamente l’uso alle regolamentazioni legislative dei singoli stati come se ci fosse una territorialità fisica, mentre le regole della rete sono sempre state condivise e fatte rispettare prima di tutto dagli utenti della rete stessa.

Non che internet debba essere un non-luogo in cui tutto è lecito, anzi! Gli atti illeciti vanno puniti (e qui servirebbe semmai una maggior coordinazione transnazionale), ma non per questo va distrutta e snaturata la natura sociale della rete, che è stata ed è una delle sue maggiori forze.

Piuttosto vorrei sottolineare come tramite la rete si possano acquisire conoscenze e capacità, intessere relazioni, esercitare diritti e doveri, allargare i propri orizzonti e far crescere una coscienza condivisa, essere insomma a tutti gli effetti cittadini attivi del mondo, pur continuando ad appartenere ad una nazione precisa, ad una regione specifica, con una propria lingua e un bagaglio di unicità che diventa ricchezza e motivo di condivisione e non di divisione e di rifiuto. Anche solo questo dovrebbe seriamente far riflettere molte persone, soprattutto chi è in posizioni di responsabilità..